Festa di Halloween

Sono a studio con una giovane paziente, è la sua ultima seduta, mi ha portato un regalino, una sorta di cintura per stivali. Vuole che la provi, è allegra e contenta.

Mentre parliamo improvvisamente si apre la porta, ma non c’è nessuno, mi alzo per chiuderla scusandomi per l’ inconveniente Poi nuovamente accade un altro paio di volte. Saluto la mia paziente, dicendole che forse cambierò studio.

Ad un certo punto non ci capisco più nulla la stanza si riempie di gente buffa, parlo ma non mi ascoltano, è come se festeggiassero o non so cosa, non riesco a gestire la situazione, c’ è un nano che tenta di importunarmi, lo prendo a calci, ma pare non si faccia nulla.

Un neonato che piange disperato abbandonato a sé stesso, non posso fare altro che prenderlo in braccio e provare a calmarlo.

Mi ritrovo con questo piccolo bambino in braccio circondata da idioti inebetiti che festeggiano non so che.

 

 

Spaventato a morte

Sono in una cucina di una non ben identificata caserma militare e ci sono delle belle ragazze vestite di sole mutande nere. In seguito a quella che mi è sembrata una piccola esplosione una di loro viene scaraventata dall’altra parte della cucina andando a finire su una macchina a gas. Batte la testa sul muro ricoperto di piastrelle bianche e inizia ad avere dei tremori molto forti.

Da quello che posso apprendere come osservatore degli eventi i militari presenti nella caserma tentano di coprire l’accaduto cercando di eliminare la ragazza infortunata. Al successivo cambio di scena mi ritrovo, sempre come osservatore, in una stanza che può sembrare un magazzino vista la quantità di oggetti accatastati intorno a me. Nell’aria una canzone in perfetto stile italiano intonata da uno dei militari presenti nella stanza. Intuisco che le parole originali sono state alterate assumendo un tono di  inquietante scherno rivolto alla ragazza rinchiusa in un telo di plastica trasparente, su un  tavolo al centro della stanza. Tutto è illuminato da un cono di luce giallastra. La ragazza si dimena e maledice il militare canterino che rimane impassibile allo spettacolo di sofferenza della vittima.

Il successivo cambio di scena mi vede ancora come osservatore. Sono in una sorta di spogliatoio. Di fronte ad una fila di armadietti c’è il militare canterino. Sembra disorientato e spaventato da una qualche presenza che lo tormenta. Nel momento in cui si gira dalla parte opposta in cui stava guardando scorge la ragazza che aveva ucciso poco prima ed è in quel momento che prendo le sue parti e da osservatore divento protagonista della parte più spaventosa del sogno. La ragazza mi prende per la camicia e mi sbatte su un lettino iniziando ad imprecare cose non ben distinguibili fino a quando il suo viso, avvicinandosi sempre di più al mio, inizia a deformarsi. La sua bocca si allarga in maniera inverosimile e il suo interno è tutto nero. Più la trasformazione diventa orribile più le sue urla diventano forti e aggressive. Io vengo pervaso da una serie di brividi sempre più forti fino a quando uno di un’intensità mai provata mi colpisce al petto lasciandomi senza vita.

La visita a casa del Dr. G.

D. ed io facciamo una visita al dr.G. Avvicinati al suo palazzo sembra essere arrivati davanti ad un negozio dentro ad un centro commerciale. L’unica differenza è che l’entrata ha un portone normale simile a quella di un condominio. Davanti casa sua vi è tanta gente che va in giro. Il dr. G. con la moglie , una signora alta e bionda, ci accoglie con un gran sorriso e ci fa accomodare dentro casa.

Entriamo e subito noto come la stanza sia piena di scaffali e cristalliere con molti oggetti, molti di questi antichi. Il dr. G. mi invita a scendere e vedere il piano inferiore così seguendomi mette una mano sul mio capo e iniziamo a scendere. Non scendiamo però lungo le scale, ma andiamo sopra un grosso geode di cristallo con molte facce e dal cui centro si irradiava una forte luce.

Nella discesa al piano inferiore noto che il tetto è ricoperto di specchi e vetri contenenti altri oggetti, tamburi, libri antichi, oggetti di cui non conosco ne l’origine ne il possibile uso, testimoni però di una conoscenza ancestrale ma ignota. Aspetto che scendano anche D. con la signora.

Eccoci al piano seminterrato. Una stanza molto simile alla prima ma con un vecchio tavolo ed una sedia al centro, sopra di essi una serie di catene, ed altri oggetti di ferro… La visita della casa continua e vedo girandomi con lo sguardo un balcone che dava su un esterno illuminato a giorno. Tuttavia il dr. G. mi invita a vedere un altra parte della stanza così vengo distolto da quel balcone… Mi affaccio così da un altro balcone e vedo un enorme mappamondo che pian piano modifica la sua forma: da sfera a piramide.

…Mi ritrovo da un altra parte con delle persone a guardare in una TV a tubo catodico di quelle con l’antennina e lo schermo bombato. Guardiamo e qualcuno commenta le immagini della sedia e del tavolo viste nella prima parte del sogno.

Dondolando

Lunga stanza un po’ buia, come se fossimo in un seminterrato e la luce obliqua cala dall’alto, dalla strada attraverso finestre/feritoie con inferriate: io e mia moglie seduti su vecchie sedie a dondolo di vimini (proprio come quella che ho a casa, ereditata da mia moglie dalla “dote” di sua nonna). Su altre due sedie identiche ci sono Giuliano Ferrara e la moglie Anselma Dall’Oglio che litigano ma amabilmente, infatti lo fanno continuando a dondolare con la sedia tipo altalena. Litigano e si beccano ma in realtà tubano, ammiccando a noi due cercando consensi e complicità. Tutto molto lieve e solare, pur sempre nello scantinato.

PS: nella realtà dei fatti, i due suddetti, Ferrara and his wife, sono stati ospiti più volte nel nostro salone (in cui spicca al centro la sedia a dondolo) e quasi sempre hanno accennato a piccoli litigi e schermaglie “amorose”… un sogno quindi che è quasi una continuazione della realtà.

La pecora rosa

Sono a al parco sotto casa ed un raggazzo che vedo quasi tutti i giorni mentre porta a spasso il suo cane mi mostra la sua invenzione. Mi spiega di essere diventato ricco grazie ad un disegno di una pecora rosa. Il disegno è piaciuto talmente tanto che è stato acquistato da una grande azienda per la realizzazione di un piccolo toy di plastica e lana.

Mi meraviglio della creatività del ragazzo mentre, contemporaneamente, sento crescere in me l’invidia per la sua nuova condizione economica. Nonostante gli ultimi eventi il ragazzo continua comunque a lavorare con il suo furgone e a consegnare prodotti in ospedali e ristornanti.

Ammiro la costanza di questa persona che, nonostante  il denaro guadagnato, continua a lavorare rimanendo un umile lavoratore ed un simpatico e modesto ragazzo sulla trentina.

La valanga

Sono in casa, guardo dalla finestra: una valanga di terra   scende dalla fine della strada,  si alza una nube, poi la terra  raggiunge anche la nostra casa . Si sente un rumore fortissimo.

Io e mio fratello restiamo chiusi in una stanza, c’è tutta terra intorno non possiamo uscire.

Cè del cibo, ma manca l’ acqua.

Inizio a pensare come si puo’ recuperare l’ acqua.

Mio fratello è piu’ passivo, inerte.

Non mi rendo conto che, se nessuno viene a salvarci, moriremo.

Cattiveria

Sono a casa della mia amica Daniela, stiamo cenando insieme al suo ragazzo. Entra in cucina Debora, un’altra amica,  sembra ce l’ abbia con me,  non mi rivolge la parola prende qualcosa da un mobile,  poi va a mangiare in un altra stanza. Quando torna in cucina mi chiede di mio fratello, ma non le rispondo.

Dico a Daniela che forse una parte cattiva e sadica è in ognuno di noi. La capacità di riconoscere gli aspetti fragili e deboli che ci sono negli altri, e poi alcuni usano questa capacita’ per fare del male al prossimo.

Casa nuova

sono in una casa grande, è dove vivo, anche se non è uguale a quella della realtà. Mi telefona la mia amica Daniela, forse vuol dirmi che vuol passare a prendermi perchè è in zona, ma il ragazzo la chiama iniziano a parlare tra loro, mi stufo di attendere e chiudo.

Vado un po’ in giro per questa casa per me nuova,ci sono tante cose antiche, come dei reperti archeologici, alcuni telefoni antichi, uno di questi pero’ è funzionante, decido di mettere un po’ d’ ordine e soprattutto pulire c’ è tanta polvere,

Esce da una stanza una ragazza con cui vivo, ma non conosco.

le spiego che sento la necessita’ di riordinare d’ altronde li ci viviamo.Tolgo un po’ di cose e le porto in cucina per lavarle. sono come in un salone grande, alcuni soprammobili sono rotti, li butto.

E poi sistemo due grossi piatti sui mobili, sono come di quelli degli antichi romani.