L’abbraccio e la cravatta rossa

Ho sognato di abbracciare due mie amiche. E’ stato un abbraccio molto affettuoso, velatamente erotico. Alla mia destra c’era B.C., una collega,  alla mia sinistra I.F, una compagna delle scuole medie. Nella mia vita diurna con queste persone non ho e non ho avuto un legame particolarmente stretto. Ricordo solo che con I.F. ballai uno dei miei primi lenti alla sua festa di compleanno (era una canzone di Antonello Venditti). Nel sogno, durante l’abbraccio, sento la mia guancia bagnarsi. Sono le lacrime di I.F. che piange delicatamente e in silenzio. Io le chiedo cosa sia successo e lei mi risponde: “Sono una persona sensibile io”.

In un’alttra scena onirica aiuto un uomo a vestirsi, come fossi un sarto. Ho difficoltà a fargli il nodo alla cravatta. Il vestito grigio, il panciotto, la cravatta rossa sono a volte su una sedia, a volte sono indossati dall’uomo. Ha un lavoro da svolgere insieme ad un ragazzo più giovane che momentaneamente lo attende fuori dall’Autogrill nel quale ci troviamo. Arrivano due donne, una delle quali ha l’influenza. L’uomo del sogno si preoccupa per eventuali problemi di salute che, da questo momento in poi, potrebbero capitare a lui e al suo collaboratore.

Bambini

Sono sul mio vecchio posto di lavoro. Alcuni bambini mi vengono a salutare accogliendomi con grandi sorrisi e urla di gioia.

Una bambina mi porta in regalo un Cd; ha circa due anni, ma è truccata come una donna. Si scusa più volte per il regalo forse poco interessante, poi mi spiega che purtroppo non ha ricevuto alcun aiuto dai genitori e quindi ha dovuto pensare ad un regalo per me senza il contributo di un adulto.

La ringrazio e la abbraccio affettuosamente. Sto per chiamarla per nome quando mi accorgo che non sono sicuro che si chiami Giulia; per non rischiare di sbagliare mi fermo appena in tempo rivolgendomi a lei chiamandola “piccolina”.

Tra i bambini riconosco gli occhi di una mia vecchia amica. Silvia è tornata bambina e sta vivendo nuovamente la sua infanzia. Mi commuovo nel vedere i suoi occhi pieni di vita e nel pensare che per lei ora è possibile fare scelte diverse da quelle fatte durante la sua esistenza precedente. Sono colpito dal fatto che sia stato così semplice riconoscerla e mi meravilgio che anche lei conservi intatto il ricordo della nostra infanzia insieme.

Mi commuovo fino alle lacrime.

Tento di arginare la mia commozione pensando che non sia il caso che dei bambini così piccoli mi vedano piangere.