La nonna e il motorino

Entro nella casa di mia nonna. E’ aperto. Trovo mia nonna che dorme seduta al tavolo in formica azzurra della sala da pranzo. La sveglio. Decido di non dirle che avrebbe dovuto controllare che le porte fossero chiuse per evitare che entri qualche malintenzionato. Andiamo nella sua camera da letto. Lei è dietro un muro. Le chiedo: “Nonna, cosa stai facendo”
E lei: ” Mi cambio”.
Aspetto qualche istante poi, quando lei esce dalla stanza e mi viene incontro la abbraccio e le dico che le voglio bene. E’ un abbraccio calmo e silenzioso, affettuoso e denso di significato.
Esco e vado a riprendere il motorino che avevo precedentemente portato dal meccanico. Nel frattempo so che devo tornare a Roma e che non ho fatto preventivamente il biglietto.
Hanno sistemato bene la centralina del motorino. Chiedo di controllare che lo sterzo in asse ma mi dicono che non si puó fare. Dopo una mia blanda insistenza mi dicono di rivolgermi ad un signore straniero che, nel frattempo, sta pulendo, dopo averli smontati, gli ammortizzatori.

La Prenestina

Mi trovo con una mia amica Daniela, e l’ ex di mio fratello, c è anche altra gente a vivere in una casa grande, sulla Prenestina. Non so come mi trovo li, in una situazione che non ho scelto, quella zona di Roma non mi piace, non mi ci ritrovo, sono carica di rabbia, voglio tornare a vivere a Prati.

Daniela mi dice di scendere insieme a prendere qualcosa da mangiare, quando siamo in strada, mi torna in mente la mia macchina, dov’ è? dove lo lasciata? A Prati penso, si meglio cosi’, qui non ce la porto.

La strada alternativa

Sono in un quartiere di Roma che non ricordo. Possiedo una moto rossa e nera di cui vado molto orgogliosa. Devo rientrare a casa con S. Vedo davanti a me una donna in tuta da motociclista che ha la stessa mia moto ma il modello successivo. Sono arrabbiata e penso che vporrei quella nuova. Poi torno con S. in macchina, facendo una strada nuova. passiamo davanti ad un parco giochi acquatico. vedo delle persone che fanno giochi strani: sono sdraiati in piccole conche che galleggiano sull’acqua e si devono tirare dei dischi. Penso che sia un pò pericoloso perchè se ti arrivano in faccia possono fare molto male. Dico ad S. che questa strada non la conosco proprio; lui è contento perchè di solito sono sempre io a dire le strade da fare e questo lo innervosisce. Poi incontriamo D. che mi chiede se nei giorni di Natale voglio lavorare lì nel parco. Gli dico che io sto andando in maternità e che non posso lavorare,. altrimenti avrei già fatto dei turni in comunità. Poi incontriamo altre persone che conosciamo anche A., la moglie di A., che però è antipatica. le mostro il posto dove da adolescente mi fermavo con i miei amici ma lei sembra un pò volermi distanziare.

Prima di partire

Sono in un palazzo, non so bene dove, all’ingresso, sto cercando di sistemare il mio motorino, che in realtà non ho, prima di partire. Ho paura che possano rubarlo, quindi cerco di metterlo in un posto che non sia in vista.

Ora sono in un posto all’aperto, uno degli eventi dell’estate romana, ci sono anche altre persone, c’è V. si lamenta dei soldi, dice che non puo’ spendere le 70 euro al mese della palestra.

Uscite

Sono a casa a Napoli, ma è diverso. Devo uscire con V.,  nel sogno è un mio cugino. sono per strada arrivo a casa da Roma, ci sono i miei e anche V. con la sua famiglia.

Una volta in casa mio fratello dice che andrà a dormire da un amico , perchè con i miei si stressa troppo. I miei si dispiacciono.

Mio padre si sta preparando per uscire, ha dimenticato qualcosa da qualche parte che deve andare a prendere.

Gli dico che esco anch io con V., andiamo al cinema, inizia a piantarmi storie.

Gli dico di smettarla, lo guardo in viso e lo strattono, gli chiedo se non gli basta quanto mi abbia rovinato infanzia e adolescenza.

 

 

L’incendio, la casa di C. e l’unghia putrida della sorella

Sono in un cortile di una scuola. Ci sono molti tavoli in legno sui quali sono in vendita libri e giornali. Improvvisamente comincia ad andare a fuoco uno dei tavoli. Mi precipito a spegnere le fiamme che, nel frattempo, stanno divampando un po’ ovunque. Riesco ad arginare l’incendio per un po’ di tempo fino a quando, però, prende fuoco un cabinotto alle mie spalle coperto da un tetto in eternit. Sono preoccupato che il calore possa spezzare il tetto facendo uscire polveri cancerogene. Mi affretto ad utilizzare un tubo collegato ad un rubinetto. Lancio l’estremità del tubo nel gabbiotto prendendo poi un’altro tubo con il quale cerco di abbassare la temperatura della zona infuocata al fine di riuscire a spegnere l’incendo. Il mio tentativo risulta ben presto vano.

Decido di scappare e dico a B. di seguirmi per la scala antincendio.

Scendiamo verso il basso e, arrivati quasi ad un’uscita, mi accorgo di avere dimenticato il mio zaino ed il mio portafoglio dietro una porta di un’aula al piano superiore. Decido a malincuore di rinunciare a recuperare i miei oggetti facendo tesoro dei consigli che tempo fa ho avuto modo di udire durante un corso antincendio.

Io, B. e sua sorella ci dirigiamo verso la casa più vicina. Siamo nella zona di S.Pietro e ci dirigiamo verso casa di C., la mia ex-fidanzata.

Entriamo nell’appartamento sapendo che C. e la sorella in questo periodo sono fuori Roma, che i genitori sono andati al cinema o a teatro e che non torneranno prima di un paio d’ore.

B. va a farsi una doccia in uno dei due bagni della casa, sua sorella va nell’altro, io rimango sdraiato sul letto a pensare al rischio che stiamo correndo. Temo che possano tornare i genitori da un momento all’altro.

Ad un certo punto entra la vicina di casa, vicina di casa della mia fidanzata di quando ero adolescente. Mi guarda con sospetto, ma non fa minimamente cenno al fatto che mi abbia sorpreso in flagrante.

La signora mi racconta di sua sorella. Dice che, poverina, ha perso quattro dita in un recente incidente domestico. Mi mostra una sua unghia pretendendo che io la porti come come portafortuna.

Inorridisco di fronte a questo oggetto marrone e putrido.

Chiamo B. e sua sorella a gran voce dicendo loro di andare via in fretta da quella casa.

Casa nuova

sono in una casa grande, è dove vivo, anche se non è uguale a quella della realtà. Mi telefona la mia amica Daniela, forse vuol dirmi che vuol passare a prendermi perchè è in zona, ma il ragazzo la chiama iniziano a parlare tra loro, mi stufo di attendere e chiudo.

Vado un po’ in giro per questa casa per me nuova,ci sono tante cose antiche, come dei reperti archeologici, alcuni telefoni antichi, uno di questi pero’ è funzionante, decido di mettere un po’ d’ ordine e soprattutto pulire c’ è tanta polvere,

Esce da una stanza una ragazza con cui vivo, ma non conosco.

le spiego che sento la necessita’ di riordinare d’ altronde li ci viviamo.Tolgo un po’ di cose e le porto in cucina per lavarle. sono come in un salone grande, alcuni soprammobili sono rotti, li butto.

E poi sistemo due grossi piatti sui mobili, sono come di quelli degli antichi romani.