La nonna e il motorino

Entro nella casa di mia nonna. E’ aperto. Trovo mia nonna che dorme seduta al tavolo in formica azzurra della sala da pranzo. La sveglio. Decido di non dirle che avrebbe dovuto controllare che le porte fossero chiuse per evitare che entri qualche malintenzionato. Andiamo nella sua camera da letto. Lei è dietro un muro. Le chiedo: “Nonna, cosa stai facendo”
E lei: ” Mi cambio”.
Aspetto qualche istante poi, quando lei esce dalla stanza e mi viene incontro la abbraccio e le dico che le voglio bene. E’ un abbraccio calmo e silenzioso, affettuoso e denso di significato.
Esco e vado a riprendere il motorino che avevo precedentemente portato dal meccanico. Nel frattempo so che devo tornare a Roma e che non ho fatto preventivamente il biglietto.
Hanno sistemato bene la centralina del motorino. Chiedo di controllare che lo sterzo in asse ma mi dicono che non si puó fare. Dopo una mia blanda insistenza mi dicono di rivolgermi ad un signore straniero che, nel frattempo, sta pulendo, dopo averli smontati, gli ammortizzatori.

L’intervento del Dr. Stuzzicone

Dopo un’excursus lungo i corridoi di un’ospedale mi ritrovo al piano terra di casa mia in Sicilia abitata prima dai miei nonni. Era stato fatto qualche errore con il ricovero di una paziente non adeguatamente seguita, io ero un po’ nervoso ed ero in apprensione per quello che poteva succedere. Scendono dei parenti della ricoverata che vorrebbero delle spiegazioni, e con un tono poco scevro da nervosismo mi salutano chiamandomi Dr Stuzzicone (sono infastidito perché hanno storpiato il mio cognome) e mi chiedono ragguagli sulla loro parente, sul parto…
Realizzo che l’intervento fatto era una gravidanza portata a termine… Sono curioso di conoscere il bambino.

Volontariato chic in Siria

Sono con O., una mia amica di vecchia data che conosco davvero ma non vedo mai e che fa la fotoreporter e porta medicine nelle zone impenetrabili della Siria. Mi dice di partire con lei ed io acconsento ma, dopo 5 minuti, mi sono già pentita della scelta perché mi rendo conto di avere paura. Nonostante ciò la seguo lungo una scala a chiocciola di metallo che ricorda quella di casa mia a collegamento tra due terrazze.

Lasciata la scala a chiocciola mi ritrovo in un corridoio che potrebbe essere quello di un qualsiasi liceo fatiscente e proprio a metà del corridoio vedo una specie di desk da segreteria che penso essere la sede dei bidelli.

Mi avvicino al desk ma sedute dietro, invece delle bidelle, ci trovo un gruppetto di ragazze vestite all’ultima moda, con abiti costosissimi e che hanno allestito una specie di mercatino con altri vestiti, borse, cinte, portafogli ed orologi quasi nuovi, costosissimi e tutti o quasi di colori acidi e brillanti e di materiali come vernice o coccodrillo in totale contrasto con l’ambiente grigio e sporco circostante.

Sto per rivolgere loro la parola quando noto che hanno tolto buona parte della lussuosa mercanzia e cercano di nasconderla sotto un tavolo. Allora io,  ridendo divertita, dico loro è assurdo nascondere una parte degli oggetti alla vista perché così non c’è più il paradosso di trovarsi in Siria circondate dall’estremo lusso.

Non sicura che mi abbiano capita dico loro testualmente: “Ma dai, è ridicolo nascondere le cinte, le borse e i portafogli, perché così perdete tutto il vostro lato inconsapevolmente ironico e diventate solo delle sfigate che cercano di apparire”.

Dico tutto ciò ridendo e nel sogno suona davvero come una cosa divertentissima ma anche estremamente logica.

Soddisfatta comincio a seguire la mia amica O. (che nel frattempo è ricomparsa) nel tratto restante del corridoio….

Il leone, la tigre e l’orso bruno

Mia moglie e mia figlia entrano all’interno di una casa di campagna a dar da mangiare ad una tigre e ad un leone. Sono preoccupato, ma so che saranno caute. Capisco inoltre che hanno un certo ascendente sui due animali. Io tengo chiusa la porta con le mani, pronto a riaprirla non appena loro abbiano terminato il delicato compito.
La porta rimane socchiusa e uno dei felini si vi si appoggia. Sento il peso della porta sotto le mani. Dopo un po’ di tempo si sposta e io entro/mi ritrovo nella casa. Mi dirigo verso un tavolo. Ora il salone nel quale mi trovo prende la forma del salone e della sala da pranzo della mia amica Zoe ai Parioli. Mi giro nuovamente verso l’uscita e mi trovo davanti un orso bruno, alto più di due metri. Non ho paura, l’orso (a volte vero, a volte di peluche) non mi vuole fare del male. Intratteniamo una conversazione prima del mio risveglio.

FBI

Sono in una casa di montagna (il luogo potrebbe essere Rocca di Mezzo…) quando sento bussare con forza alla porta. Quando apro mi trovo davanti un uomo e una donna in completo blu che mi mostrano i distintivi dell’FBI e vogliono entrare per ispezionare la casa ed accertarsi che i formaggi che abbiamo nel frigo non siano scaduti…

Casa mia non mia

Sono in una nuova casa, piccola ma carina.. è nuova! Finalmente riesco a permettermi un appartamento tutto mio e quasi non mi sembra vero… ad un certo punto mi arriva una telefonata, la casa non è mia, la sto occupando “illegalmente” e devo uscire subito! Quella che mi sembrava una casa nuova e in cui sono appena entrata diventa piena di roba, tutta mia e io non so più dove metterla. Devo scappare ma non so come fare a recuperare tutte le mie cose e non voglio che mi trovino li. Chiedo a due amici senza volto di aiutarmi, c’è una valigia grandissima in cui chiedo di mettere cose e vestiti ma sono restia, non mi va che mettano le mani tra le mie cose. Provo a fare telefonate ma presa dal panico non riesco a comporre numeri di telefono corretti.

La confusione continua.. sono all’esterno del palazzo e cerco in tutti i modi di comunicare con il cellulare, cerco di telefonare a mia madre ma sbaglio sempre numero. Trovo una fila di persone sul pianerottolo, vicino ad un ascensore…  ci sono tre portoni e ho paura di entrare in quello sbagliato violando la privacy di altre persone, tutti mi osservano, (il mio appartamento è l’unico che non ha proprietari, è in attesa di essere affittato o venduto) busso piano e mi faccio aprire dagli amici senza volto che nel frattempo non solo non hanno toccato nulla ma sembra che le cose si siano moltiplicate.

A questo punto mi sveglio… con un po’ di ansia e tanta tanta voglia di mettere ordine tra le mie cose e di buttare via un po’ di roba inutile.

Tutti a Ravenna a fare skate!

Ho sognato di viaggiare in treno e di arrivare a Ravenna. A casa di mia nonna i miei figli corrono e gridano allegri per il corridoio. Dico loro di non fare troppo rumore perché la loro bisnonna sta svolgendo come terapeuta una seduta di analisi nel salone di casa. Loro bussano per scherzo alla porta del salone. Mi preoccupo che la nostra presenza possa dare fastidio a mia nonna in un frangente come questo. Facciamo su e giù per le scale. Una volta scesi, troviamo la porta del salone socchiusa. Penso che durante lo scherzo precedente, per gli spostamenti veloci dei miei bimbi, la porta si sia aperta col vento. Nel frattempo la casa si riempie di amici conosciuti (T.C., Sibs, @zpod, @mr.enrico, @stomitch) e di persone che nel sogno sono amiche ma che nella realtà diurna non conosco. Decidiamo di andare a fare skate. Uno degli amici che non conosco mi dice, piuttosto deluso, di voler rimanere a casa con me a vedere un film (forse Jumanji) ma io gli spiego che è sicuramente meglio uscire tutti insieme a skeitare. Lui ed un altro amico rimangono seduti al tavolo con in bocca un ciuccio che li consola dalla frustrazione. Dico loro che è sicuramente meglio uscire invece di stare imbambolati con un ciuccio in bocca a piangersi addosso. Decidiamo così di uscire tutti. Il mio amico A.S., molto più giovane di me nella realtà diurna, sale le scale per andare a recuperare qualcosa al piano di sopra prima di uscire. Mi sento allegro.

Puglia

Sono in Puglia, c’è tantissima luce, il sole è caldo.
Mi trovo in casa con mia madre,  la sto aiutando a sbrigare delle faccende, è la casa di quando ero bambina.
Provo un senso di inquietudine, c’è una donna incinta da qualche parte che è morta, decido di non pensarci.
Penso invece alla luce, al sole, al mare e cerco di sbrigarmi ad uscire.