Cerco il mio cane

Sono con mia madre su Corso Vittorio Emanuele quando le chiedo di entrare con me in un’erboristeria/negozio di spezie e tè. Le dico che voglio comprare una particolare miscela di tè orientale e, mentre lo dico, mi meraviglio io stessa di essere entrata lì dentro con lei perché so che questi posti non le piacciono e penso che anche la mia fase “erboristeria/roba orientale” è finita da un pezzo.
All’improvviso ci troviamo lungo via del Governo Vecchio e con noi c’è anche Chico, il mio primo cane, che cammina senza guinzaglio (cosa mai successa in città) e la cosa mi sorprende e mi fa essere leggermente inquieta, tuttavia non dico nulla.
Percorriamo tutta la via e, al momento di tornare indietro, mi accorgo che Chico è scomparso (anche mia madre non c’è più ma nel sogno non mi sembra strano).
Ripercorro tutta la via a ritroso chiamando Chico con la voce rotta dal pianto e vorrei gridare più forte per fami sentire meglio ma il nodo alla gola non me lo permette.
Via del Governo Vecchio sembra la strada di una cittadina di mare, con i negozi a destra e a sinistra che vendono magliette, ciambelle, materassini, ecc… però da una delle traverse vedo Piazza Navona con le bancarelle natalizie… Del mio cane nessuna traccia.

Cane

Sono in una grande casa, con me vive M. sta tinteggiando i muri, c’ è anche sua madre, hanno un cane piccolo, tipo yorkshire.

Mentre loro sono intente nell’ opera di imbiancaggio, le racconto che un nostro prof. mi ha detto che sua madre è una bella donna.

Dopo me ne vado in camera mia, devo studiare, il loro cane mi segue, mi da fastidio vuol giocare, abbaia, mi da dei morsi, è innocuo, ma la porta della camera non si chiude, anzi forse non c’è per nulla c’è una sorta di compensato, quindi non posso chiuderlo fuori.

Per fortuna viene la mamma di M. a prendere il cane.

La pecora rosa

Sono a al parco sotto casa ed un raggazzo che vedo quasi tutti i giorni mentre porta a spasso il suo cane mi mostra la sua invenzione. Mi spiega di essere diventato ricco grazie ad un disegno di una pecora rosa. Il disegno è piaciuto talmente tanto che è stato acquistato da una grande azienda per la realizzazione di un piccolo toy di plastica e lana.

Mi meraviglio della creatività del ragazzo mentre, contemporaneamente, sento crescere in me l’invidia per la sua nuova condizione economica. Nonostante gli ultimi eventi il ragazzo continua comunque a lavorare con il suo furgone e a consegnare prodotti in ospedali e ristornanti.

Ammiro la costanza di questa persona che, nonostante  il denaro guadagnato, continua a lavorare rimanendo un umile lavoratore ed un simpatico e modesto ragazzo sulla trentina.

Cammello, Cannuccia e Ventosa

Sto camminando per le vie del Rione Monti alla ricerca del mio cane.

Dopo una breve camminata mi ritrovo davanti al bar di Piazza Madonna dei Monti dove vedo il mio cane in compagnia di un cammello che sembra essere diventato suo amico.

Sembra che gli abitanti del quartiere abbiano paura del cammello e che vogliano cacciarlo al più presto. Io decido di aiutare il cammello a cercare il suo padrone, convinto di poterlo tranquillizzare, vista la mia capacità di interagire affettuosamente con il mio cane.

Mi avvicino così all’animale nel tantativo di stabilire un contatto. Lo accerezzo sul collo. E’ molto alto e ha la pelle del collo un po’ grinzosa e la pelliccia simile ad un divano di alcantara. E’ un po’ disorientato e spaventato dalla la situazione. Cominciamo a girare per il quartiere alla ricerca del suo padrone. Tengo al guinzaglio il cammello e lascio che il mio cane guidi il nostro cammino, nella speranza che il suo olfatto,il suo intuito e la sua intelligenza possano aiutarci.

Mi ritrovo improvvisamente in un altro posto insieme al mio amico T.D.

Stiamo per entrare in un appartamento dove si sta svolgendo una grande festa di carnevale. Non siamo stati invitati, ma alcuni nostri amici ci hanno detto che la festa è talmente grande che può entrare chiunque. Non essendo però mascherato, decido di inventarmi un travestimento. In un negozio di casalinghi acquisto delle cannucce, le infilo una dentro l’altra e le metto al collo; ne tengo una in bocca. Sono vestito da Cannuccia.

T.D. invece trova nel negozio una ventosa nera, di un materiale simile a quello delle borse dell’acqua calda. La indossa mettendola in testa come cappello. E’ vestito da Ventosa.

Entriamo alla festa divertiti dal nostro estro creativo e dalla idea bizzarra appena concepita.

Ex cameriere e padre di famiglia

Sono in un ristorante. Capisco nel sogno che è un ristorante nel quale ho lavorato in passato (non ho mai fatto il cameriere). Ci sono molti clienti e vedo i miei ex-colleghi barcamenarsi con difficoltà tra le mille cose da fare. Decido allora di dare una mano e mi dirigo verso un tavolo dove un cliente, del tutto simile a mio padre da giovane, mi chiede delle posate pulite. Al suo fianco un ragazzino antipatico e con la puzza sotto il naso rinnova l’invito del padre a portare in fretta le posate. Entro nelle cucine e tento di recuperare velocemente un po’ di posate, ma nella confusione generale non riesco a concludere assolutamente nulla. Penso che forse ormai non sia neanche il caso di tornare al tavolo visto il tempo trascorso dalla richiesta. Immagino che il cliente possa aver chiesto aiuto ad un altro cameriere ed aver quindi già ottenuto le posate pulite.

Decido quindi di uscire dal ristorante. Mi trovo così in una piazza di un paesino. La piazza sembra una pista di un trenino da Luna Park e, allo stesso tempo, il giardino dell’asilo nido dove lavorava mia madre quando ero piccolo.

Tra la gente, vicino ad alcune bancarelle, intravedo il mio cane. Gli faccio un po’ di coccole parlandogli dolcemente e stupendomi della sua adeguatezza nel rimanere a lungo da solo in un contesto del genere.

Dall’altra parte della piazza c’è un bambino. E’ mio figlio. Ha circa tre anni e sta cercando di farsi accettare da un gruppo di bambini, desideroso di giocare con loro a guardia e ladri.

Il leader del gruppo sembra non gradire la sua presenza. Mio figlio viene spintonato e cade a terra. Gli dico di non piangere e di trovare una soluzione alla questione senza far vedere che è così intimorito dalle circostanze. Dopo avergli dato il consiglio mi pento immediatamente pensando che debba essere lui, secondo il proprio carattere, a trovare una soluzione alla difficile situazione. Attraverso questo mio intervento, penso, rischio di trasferire su di lui i miei problemi senza permettergli di sperimentare le proprie potenzialità, le proprie debolezze e le poprie capacità.

Dopo pochi secondi mi accorgo che il leader del gruppo sta ridendo a crepapelle a causa di una battuta di mio figlio.

L’intero gruppo ormai ha accettato mio figlio. I bambini ora corrono in cerchio e si inseguono per la piazza divertendosi e chiamandosi per nome.

Da Campo de Fiori a Piazza Vittorio

Sono dalle parti di Campo de’ Fiori in compagnia di un gruppo di amici che nella realtà non conosco affatto. Ho diciassette anni e il mio vestiario ed i miei atteggiamenti corrispondono a quelli di un tempo. Roma è invasa da morti viventi e le persone scappano terrorizzate alla ricerca di un posto sicuro dove passare la notte.

I miei amici hanno parcheggiato in piazza i loro motorini e mi propongono di correre fino al parcheggio per poi scappare e metterci in salvo. Correndo per le vie del centro, un gruppo di ragazzetti tende un agguato ad uno zombie rimasto da solo massacrandolo di botte. Un panettiere, spingendo una carriola, insegue il suo cane nel tentativo di fermare la sua corsa verso zone pericolose infestate dagli zombies.

Il panettiere corre fino a quando si accorge di essere entrato in una zona troppo pericolosa per lui. Decide quindi di fermarsi e, con enorme dolore, di non correre il rischio di essere ucciso per salvare il suo cane. Critico il comportamento del panettiere poi, riflettendo meglio, ipotizzo che, se fossi stato nella sua stessa situazione, avrei probabilmente agito nella stessa maniera. Arrivati davanti ai motorini, mi accorgo che il mio amico possiede un vecchio Benelli a marce con la sella corta.

Domando al mio amico come creda di poter scappare con un veicolo del genere e ragiono sulla effettiva difficoltà di sedersi in due su quel mezzo. Alla sinistra del Benelli scorgo uno scooter cinquanta, rapido e scattante, con le chiavi d’accensione inserite. So che si tratta del motorino di uno degli amici del mio amico e, nonostante sappia che servirà a lui per fuggire e sopravvivere, decido di rubarlo e scappare più in fretta possibile. Iniziata la fuga, mi ritrovo nuovamente a Campo de Fiori, senza motorino, in compagnia degli amici, come se il furto l’avesse compiuto un’altra persona. Ci rifugiamo dentro una scultura in rame dalla forma circolare.

Un panettiere/cameriere ci serve un pezzo di pizza bianca del forno di Campo de’ Fiori. Dividiamo equamente la razione di cibo, consapevoli della difficoltà di rintracciare alimenti in una Roma invasa dai morti viventi. Davanti a noi una ragazza alta con i capelli rossi ed una ragazza cinese, truccate da zombie, sono in attesa di entrare in un negozio di fotografia per ottenere un impiego.Ci accorgiamo che le ragazze sono truccate e che probabilmente sono delle attrici appena uscite da un set cinematografico. Le ragazze entrano e ascoltano il discorso del proprietario del negozio (molto simile al mio amico P.P.) il quale spiega ad un nutrito gruppo di persone quali siano le caratteristiche ideonee per poter ottenere il posto di lavoro.

Terminato il discorso il ragazzo si intrattiene a lungo con la ragazza truccata da zombie. Parlano per un po’ di tempo, scherzano, flirtano e poi iniziano a baciarsi e a fare l’amore. Pochi secondi dopo mi accorgo di uno strano pulsare nelle vene del piede della ragazza. Capisco che a breve si trasformenrà in un terribile mostro.Nel momento in cui lo zombie appare, l’immagine della ragazza si sdoppia in una parte buona e a fuoco e in una parte cattiva sfocata e trasparente. Il ragazzo si chiede come sia possibile che, dopo aver fatto l’amore, la ragazza possa desiderare di ucciderlo. La parte buona della ragazza, sentendo tali pensieri, si sforza di fermare la parte zombie. La lotta è molto faticosa, ma la ragazza ottiene una schiacciante vittoria sulla parte cattiva salvando il ragazzo da una morte sicura. La scena cambia radicalmente.

Sono a P.zza Vittorio e acquisto due periodici dedicati ai alle macchine d’epoca. In entrambe le copertine spiccano due modelli perfetti di opel Kadett 1000, la mia prima macchina ricevuta in eredità da mio nonno. A Largo Brancaccio un gruppo di persone di origine filippina è radunata a bere birra e chiacchierare. Davanti a me una perfetta Opel Kadett di colore azzurro. Mi avvicino timidamente e chiedo chi sia il proprietario del veicolo d’epoca. Spero così di riuscire ad entrare nuovamente in una Opel Kadett per ammirarne i sedili, il quadro, il volante e respirare l’odore che sentivo quando ero poco più che adolescente dentro la mia macchina.

Un ragazzo cinese/indiano dalla faccia simpatica mi racconta la sua passione per la Kadett, come curi con grande attenzione la carrozzeria ed il motore. Mi racconta di vivere dalle parti di Cinecittà e di come sia difficile spostarsi per Roma con un veicolo così antico e prezioso. Mostro al ragazzo le due riviste, dalla forma bizzarra di pila/supposta, e domando quale sia l’anno di immatricolazione del veicolo. “1975 o 1976?” chiedo “1976” risponde il ragazzo. Stringiamo un’amicizia che mi sorprende per la vicinanza di interessi nonostante l’apparente diversità culturale.

Bulli al bar e il furto dell’auto

Mi trovo in un bar insieme all’ex ragazzo muscoloso di mia sorella S. Siamo li perche’ deve incontrare dei tipi con cui regolare dei conti.
I tipi sono già lì, sono piu grossi di lui ed uno ha un cane enorme al guinzaglio. Io sono al bancone e prendo una pastarella trasparente sulla quale spicca un cuoricino rosso di glassa, la mangio e mi accorgo che non sa di niente, e’ quasi inconsistente… Nel mentre esprimo il mio parere sui cani al tipo enorme accanto a me dicendo: “A me i cani non piacciono”, senza accorgermi di averlo fatto incazzare piu di quanto lo era gia per i motivi legati all’ex ragazzo di mia sorella. Esco dal bar.

Rientro poco dopo e noto che M. (l’ex di mia sorella) le sta prendendo di santa ragione dai tipi. Spaventato e incazzato allo stesso tempo, afferro una sedia bianca di plastica per una gamba e la agito in aria cercando di individuare la traiettoria piu idonea ed efficace per spaccarla addosso al tipo del cane ma lui si accorge di me e mi devo fermare per non vanificare il mio attacco. Ho lo sguardo torvo, preoccupato, tutti si fermano, un tipo in fondo al bar tiene M. per la maglietta. Dopo pochi secondi di silenzio generale dico “Allora, che dobbiamo fare?”… Poi, conscio del fatto che non avrei potuto fare niente poso la sedia e me ne vado fuori dal bar…

Entro nella mia macchina, una station wagon grigia, nuova di pacca. Decido di spostarla non so bene per quale motivo ma non riesco a trovare una collocazione tale da lasciare sulla strada spazio utile al passaggio di altre macchine. Faccio la prima manovra e mi posiziono in seconda fila, non mi piace. Seconda manovra, a spina di pesce accanto ad un’altra macchina in prossimita’ di un garage. Non mi piace neanche questa, anche perche’ ingombro leggermente l’entrata del garage.

Mi ritrovo su una strada sterrata che conduce in campagna, sempre in macchina. Sto andando in un posto a me conosciuto. Lascio la macchina in un piazzale e mi dirigo, a piedi, verso una stradina la cui fine e’ sbarrata da una recinzione in fil di ferro, di quelle a rombo per intenderci. La recinzione poggia du di un muretto di cemento. Mi sto per fumare una sigaretta quando mi viene in mente di aver lasciato la macchina incustodita con le chiavi attaccate.

Mi precipito verso il piazzale abbastanza tranquillamente pensando al fatto che in un posto sperduto come questo nessuno avrebbe potuto prenderla. Arrivo al piazzale e niente macchina. Un po’ più preoccupato ripercorro a ritroso la strada sterrata dalla quale sono arrivato perche’  credo di aver lasciato l’auto lì ma non la trovo. Torno indietro e dal piazzale dirigo lo sguardo verso un garage/officina posizionato su di una collina. So che la macchina sta li, rubata dal proprietario. Lo so bene perche’ era gia successo alla Panda che avevo prima della SW.

Mi dirigo verso l’officina e da un primo momento sembra non esserci nessuno. Appena arrivo inizio a gridare “Rivoglio la mia Alfa!” e mentre sono in prossimita’ dell’entrata mi giro di colpo e vedo il proprietario (un pischello) corrermi incontro minacciandomi con un falcetto che tiene in mano. Io mi difendo con un pezzo di legno e blocco il falcetto al volo. Iniziamo una discussione, con l’invito da parte mia, di effettuarla in modo pacato e civile. Dico al tipo in modo scocciato che vengo lì da quelle parti per fuggire dal caos cittadino e per stare tranquillo e che vedermi rubare l’auto e’ una cosa veramente brutta. A queste parole il tipo si calma immediatamente e si comporta come se fossimo amici di lunga data. Mi confida che vorrebbe andare a vivere in città. Io gli dico che non si rende conto di cosa ha detto e gli propongo di scambiarci le abitazioni. Ridiamo tutti e due. Nel frattempo la macchina ancora non mi e’ stata restitutita….