Anche per me

Sono in una località marittima non ben definita, non molto bella. Mentre mi incammino verso la spiaggia noto alla mia sinistra due ragazze che conosco, MGM e SP. Sono di spalle, non mi hanno notato. S. indossa un bikini bianco abbastanza aderente. Il mio sguardo si posa immediatamente sul suo fondoschiena, bello come non mai. Continuo a fissarlo mentre cammino, decidendo, passo dopo passo, di non fermarmi a salutarle. Un sorriso malinconico appare sulla mia bocca. Quando sto per rivolgere di nuovo lo sguardo verso la spiaggia S. si gira. Mi fermo, ci guardiamo, non diciamo niente. Tutto si ferma… il silenzio. Gli sguardi sono sereni. Decido di farmi avanti e mi avvicino a MG che è ancora di spalle. Saluto prima lei ma solo perchè è più vicina a me di quanto lo sia S. Avvicino il mio viso al suo e le stampo un bacio sulla guancia destra ma mentre lo faccio il mio sguardo è ancora posato su S. Forse saluto anche lei, non ricordo.

“E’ stato un piacere averti incontrato”

“Anche per me”

Cadere

Sono all’interno di un palazzo in via di ristrutturazione, polvere e odore di solvente contaminano l’aria. C’è il mio datore di lavoro che indaffarato da ordini agli operai . Decido di uscire da una porta anonima che mi porta su una terrazza fatiscente, posta all’apice di una collina. C’è una vista meravigliosa, il cielo limpido si tuffa nel mare creando un’armonia di colori . Vado a sedermi sul bordo mezzo diroccato di questa terrazza. Accanto a me c’è una donna che guarda il panorama, ha dei lunghi capelli bianchi raccolti in una treccia che le avvolge la testa. Mi guarda e mi chiede cosa voglio fare. Le rispondo che voglio solo guardare questo spettacolo.  Di lì a poco mi sento scivolare in avanti e precipito, lentamente la brezza mi da un’assetto e planandomi come un aeroplanino di carta mi porta verso la costa. Nel passare vedo campi coltivati che dal verde acceso passano al color sabbia della spiaggia. Prima di arrivare al  perimetro del mare riesco ad aggrapparmi ad un masso enorme. Nel penzolare mi rendo conto che questo non è un masso qualsiasi ma ha una forma. E’ un piede gigante. Dita grandi come palazzi  ricoperte di ferro. Sono atterrita dall’altezza ma non posso rimanere lì…! Prendo coraggio e come un free climber riesco a scendere. Mentre scendo con cautela vedo degli occhielli metallici che spuntano fuori. Mi fanno capire che io non sia la sola ad essere atterrata lì. Arrivo fino alla base del tallone ma lo spazio che mi separa dal suolo è troppo alto.  Decido di saltare, o la va o la spacca. Prendo un bel respiro e mi lascio cadere. Atterro facendo un capitombolo, illesa ma piena di sabbia mi siedo volgendo lo sguardo a questo mare a me sconosciuto.

Il costume

… mi trovavo in un negozio che vendeva articoli di diverso genere… dal bricolage… ai divani… agli articoli per il mare… io dovevo acquistare un costume da bagno… ne avevo bisogno per fare non so che cosa di importante…. non ce n’erano molti… e non ce n’era uno in particolare che mi piacesse tanto… l’unico “decente” era un costume a  fascia, colorato, a pois…. lo prendo… nemmeno lo provo dalla fretta… controllo la taglia… e vado in cassa a pagarlo. La cassiera la riconosco subito, la saluto… era la mia psicologa… ma lei mi guarda in un modo strano… guarda il costume per controllare il prezzo e mi dice in tono molto adirato che l’avevo rotto! Tira su la mutandina del costume per farmela vedere e mi dice: “vedi e’ pieno di buchi, prima non c’erano, l’hai rotto tu per misurarlo” ma io non l’avevo nemmeno provato… cerco di spiegarle che non ero stata io…. ma lei non vuole credermi e io scappo dal negozio disperata… e mi rendo conto appena uscita che faceva freddissimo e io non avevo piu’ il mio giaccone… mi guardo intorno e mi ritrovo in un posto diverso… vado alla ricerca del giaccone… entro in un locale che sembrava un parrucchiere per uomini… c’erano tutti uomini in fila sotto i caschi… e chiedo alle ragazze che lavoravano lì se lo avevano visto… una di loro mi porta un giaccone… che non era il mio, ma mooolto piu’ bello e piu’ costoso… ero tentata di prenderlo e non dire niente… ma non era il mio… e non era giusto… e poi pensavo che la taglia potesse non essere esatta… insomma… non l’ho preso… mi sono svegliata di colpo… il peggior shopping della mia vita!!!!

Puglia

Sono in Puglia, c’è tantissima luce, il sole è caldo.
Mi trovo in casa con mia madre,  la sto aiutando a sbrigare delle faccende, è la casa di quando ero bambina.
Provo un senso di inquietudine, c’è una donna incinta da qualche parte che è morta, decido di non pensarci.
Penso invece alla luce, al sole, al mare e cerco di sbrigarmi ad uscire.

Cerco il mio cane

Sono con mia madre su Corso Vittorio Emanuele quando le chiedo di entrare con me in un’erboristeria/negozio di spezie e tè. Le dico che voglio comprare una particolare miscela di tè orientale e, mentre lo dico, mi meraviglio io stessa di essere entrata lì dentro con lei perché so che questi posti non le piacciono e penso che anche la mia fase “erboristeria/roba orientale” è finita da un pezzo.
All’improvviso ci troviamo lungo via del Governo Vecchio e con noi c’è anche Chico, il mio primo cane, che cammina senza guinzaglio (cosa mai successa in città) e la cosa mi sorprende e mi fa essere leggermente inquieta, tuttavia non dico nulla.
Percorriamo tutta la via e, al momento di tornare indietro, mi accorgo che Chico è scomparso (anche mia madre non c’è più ma nel sogno non mi sembra strano).
Ripercorro tutta la via a ritroso chiamando Chico con la voce rotta dal pianto e vorrei gridare più forte per fami sentire meglio ma il nodo alla gola non me lo permette.
Via del Governo Vecchio sembra la strada di una cittadina di mare, con i negozi a destra e a sinistra che vendono magliette, ciambelle, materassini, ecc… però da una delle traverse vedo Piazza Navona con le bancarelle natalizie… Del mio cane nessuna traccia.

La grande onda

Sono in una boutique molto particolare, presumibilmente in un posto di mare. Sono con mia sorella e F. per cercare un gioco da regalare a mia figlia. Il negozietto è pieno di giochi “di una volta”, fatti in legno, molto semplici, del tipo dama cinese per intenderci.

Mi allontano dal reparto giochi per andare nella saletta dedicata agli oggetti di arredamento. Lampade variopinte su comodini sono in bella mostra e una finestra aperta adornata con tende colorate semi trasparenti lascia entrare un’aria e della luce molto piacevoli.

Torno al reparto giocattoli e vedo S. che ha appena comprato, per suo figlio, un dinosauro (piu o meno) in legno da costruire. Noto ben distintamente due asticelle di legno che per me sono le zampe. In effetti subito dopo noto all’estremità di esse una forma ovale di gomma traslucida e dico che sono le rotule.

Poco dopo mi ritrovo a raccogliere da terra svariati piccoli pezzi di non so bene cosa. Tra queste cose che raccolgo ci sono anche delle viti ed alcune di esse, essendosi mischiate con la sporcizia che stava sul pavimento in cemento, vengono individuate e tirate su a fatica anche perchè ho gia le mani piene di roba e non c’e’ piu posto per altre cose, seppur della dimensione di una piccola vite. Nel frattempo se ne sono andati tutti e con molta fatica, finito di raccogliere anche l’ultima vite, li raggiungo di fuori.

Mi ritrovo su una spiaggia, lontano da S. e mentre cerco di raggiungerlo con passo normale noto che il mare è mosso. Nello stesso istante in cui penso che sia perfetto per la pesca a surf casting le onde si ingrossano a dismisura raggiungendomi quando, sempre con le mani piene di roba, avevo quasi raggiunto il mio amico (che si trovava su un rialzo naturale al riparo dalle onde). Una prima onda mi avvolge la vita, “neanche troppo violenta” penso… quando arriva una seconda onda alta il triplo di quella precedente ed io, prontamente, mi immergo in acqua per subire meno l’impatto.

Mi sveglio

Bambino

Sono con M., siamo allo studio, c’ è una collega che sta’ facendo terapia ad un bambino, ha un libro e gli fa vedere delle immagini.

Noi due siamo nello studio con lei, ci sono delle valigie, come se la collega stesse per partire.

M. mi dice ma non si ferma sulle immagini col bambino, è importante, M. prova a dirglielo ma lei non l’ ascolta.

M. mi dice diglielo tu, ” Deve fermarsi sulle immagini col bambino”.

Vado dalla collega e con molta calma cerco di farle capire l’ importanza di stare sulle immagini col bambino.

Vado via, parto sono in un paesaggio di mare.